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3 novembre 2006

Il vero programma del centrodestra


Poche parole, ma di quelle pesanti, che raramente vengono fuori dalle bocche dei politici del centrodestra. Dicono che Prodi sia finito, che sia questione di mesi, se non di settimane. Se Berlusconi si compra, pardon, convince cinque o sei senatori a passare dalla sua parte, allora è fatta. Ma fatto cosa? Quando i festeggiamenti per il crollo dell’Unione saranno finiti, incominceranno i problemi per il centrodestra. E’ pura illusione credere che basti dare una spallata a Prodi per risolvere in un colpo solo i problemi dell’Italia, e che basti tornare al governo perché il centrodestra si trasformi in quello che non è oggi, cioè una coalizione compatta, costituita da partiti solidi, con una leadership legittimata e un grande progetto di governo. I cinque anni in cui Berlusconi è stato sistematicamente boicottato e depotenziato sono un amaro ricordo che può diventare nuovamente realtà, se questo centrodestra non cambia. Il pericolo principale è il ripetersi della mentalità del 2001: basta vincere le elezioni e il buon governo verrà da sé. Errore madornale. Dopo aver vinto le elezioni bisogna riuscire a governare, e governare un paese come l’Italia è un compito difficilissimo, che anche una maxi-maggioranza come quella del 2001 non ha agevolato. Il centrodestra deve capire che per trasformare l’Italia non basta vincere le elezioni, ma è necessario avviare un nuovo ciclo politico, sull’esempio dei Conservatori della Thatcher e dei repubblicani americani, da Reagan a G. W. Bush, o come i laburisti di Blair e i democratici di Clinton. Una legislatura non basta per raddrizzare un paese, neppure in condizioni di stabilità interna ed internazionale. Figurarsi l’Italia. perciò bisogna intervenire per preparare il centrodestra ad una lunga fase di governo, e cioè:

 

1. Definire i confini del centrodestra, cioè chi è dentro e chi è fuori, mediante un patto costitutivo, una “magna carta” tra i suoi alleati, legato alla condivisione di valori e progetti, che implichi anche una necessaria coerenza nelle sedi istituzionali.

2.Risolvere il problema della successione a Berlusconi, problema che comporta la definizione del candidato alle prossime elezioni, lontane o vicine che siano.

3.Risolvere la questione organizzativa di Forza Italia, che resta il partito-perno della coalizione.

4. Rafforzare le fragili leadership dei partiti alleati, dopo che Fini e Bossi non sono in grado di guidare i loro partiti né di controllarne il dissenso interno.

5. Investire su un progetto di governo ad ampio respiro, al di là del volantino elettorale, per riformare definitivamente l’Italia.

 

Sono le spine che continuano a flagellare il centrodestra, ma che continuano ad essere ignorate, perché comportano ingenti costi politici. Bisogna però capire, una volta per tutte, che il costo dell’indifferenza è superiore al costo della sconfitta. Se invece di procedere in questa difficile direzione, il centrodestra sta lì a contare i giorni che mancano alla fine di Prodi, o si lascia prendere la mano dai giochini di potere, potrà anche vincere le prossime elezioni, ma Berlusconi e i suoi alleati si ritroveranno con gli stessi problemi che li tormentavano tra il 2001 e il 2006 – e che hanno mandato in fumo una magnifica occasione storica di rinnovamento. Avanti così e non ci sarà più una seconda occasione.




permalink | inviato da il 3/11/2006 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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