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  Joyce [ Questo blog rivela la sua efficacia contro le patologie tipiche delle ideologie politiche, come ansia elettorale, grave deficit umoristico, stress da obbedienza... ]
         







L'Italia è un paese
di morti che,
per sfortuna,
sono ancora vivi.
























































































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25 febbraio 2008

La palude e il mare


L’acquitrino e l’acqua. Immagini liquide per esprimere due volti opposti dell’Italia 2008 accomunati da un’incertezza senza via d’uscita. L’esordio della campagna elettorale ha gettato sassi nelle acque reflue dello stagno politico, dove i partiti strisciano alla ricerca dell’alleanza giusta, del compromesso che garantisca il sorriso a tutti o quanto meno non faccia arrabbiare qualcuno. Equilibrismo negoziale per non sentirsi sbattere la porta in faccia e vedere decurtata la dote elettorale. I voti o la vita, come dicono oggi i banditi che derubano i partiti delle loro ricchezze elettorali. Piccole manovre da palude. Tanti schizzi, pochi passi. Fuori, nel mare aperto della vita, scorrono impetuose le paure che praticano un buco più stretto sulla cinghia degli italiani. Mangiare costa, lavorare non paga abbastanza, la pensione è un idolo volato via e anche le apparenti certezze, come la legge sull’aborto, su cui tanti italiani si erano appoggiati come fossero comodi posa braccio ora improvvisamente crollano. Il 14 aprile il mare aperto può riversarsi su questa palude travolgendo i suoi rospi e spazzando via il suo limaccioso fondale. Potrà sopravvivere solo la politica pronta a navigare nel mare aperto della vita, senza i salvagente dei privilegi di casta e senza scialuppe di salvataggio per alzare i tacchi quando arriva la tempesta. I tanti piccoli naviganti che vivono per mare hanno imparato a galleggiare, a nuotare, e qualche volta anche a camminare sulle acque. Le prossime elezioni dovranno essere una selezione naturale – altrimenti anche il mare si ridurrà ad una sterminata palude.



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permalink | inviato da Joyce il 25/2/2008 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



13 febbraio 2008

L'ideologia del programma


Uno degli argomenti più forti per il nuovo PdL è un programma unico per il governo sottoscritto da Bossi fino a Mastella. E’ uno sforzo di ripianare le fratture che hanno ucciso il precedente governo, il cui programma era la somma di tanti programmi reciprocamente incompatibili. Ma il problema non è il programma unico o il partito unico. Il problema resta la frammentazione della classe politica anche dentro alla stessa coalizione. La maledizione che ha colpito Prodi non erano i dodici partiti della sua maggioranza bensì i dodici leader e le dodici opposte posizioni in merito ad ogni questione. Il partito democratico può ridurre questo conflitto non perché abbia fatto la somma tra Ds e Margherita, ma perché ha fatto la divisione rispetto alla sinistra radicale – altrimenti con un maxi-Pd le divisioni si sarebbero conservate. Il programma è anche uno di quegli elementi che in politica acquistano valore solo durante la campagna elettorale. Dopo il voto diventano una moneta condannata ad una svalutazione inarrestabile. Spesso il programma diventa una rogna per il governo, perché la sua attuazione diventa problematica e scatena conflitti nella maggioranza. Allora, per amore del quieto vivere, il programma inizia ad essere smembrato e insabbiato. E’ sempre successo. Non è colpa della malafede del governo, ma delle oggettive complicazioni che subentrano quando si tratta di passare dalle parole ai fatti. E l’Italia abbonda di parole in cerca di realtà.





8 febbraio 2008

Questi si uniscono, quelli si dividono


Un rebus senza chiave. La politica italiana ama cambiare continuamente le sue maschere e farsi ritrarre in pose sempre diverse. Il centrosinistra incarnava il simbolo delle divisioni interne e dopo aver percorso la strada del partito unico si riscopre diviso esattamente come prima. Il centrodestra che conservava le differenze nella sua coalizione adesso ha improvvisamente avviato un processo di fusione tra i suoi due più grandi partiti. Le elezioni mettono sempre in moto grandi processi di cambiamento. E’ come quando si aggiustano i capelli e ritoccano il trucco prima che il fotografo prema il pulsante. E poi? Tutto come prima, o quasi. Per consolidare queste trasformazioni occorre continuità e responsabilità. Altrimenti alla prossima elezione si ricomincia tutto da zero. L’esultanza degli elettori più fedeli non basta a risolvere i problemi del paese. Talvolta la politica eccede nella presunzione di credere che suoi i problemi siano i problemi dell’intero paese, per cui risolvere i guai della politica vorrebbe dire risolvere ogni altro tipo di problema. Ma il principio di realtà dimostra il contrario e dimostra che persino uno scatto d’ira può mandare in frantumi un impegno comune. Unione e divisione – se non è un ritocco è una tattica per vincere le elezioni o comunque non perderle. Con o senza partito unico, da soli o in coalizione, le emergenze dell’Italia non badano a questi dettagli.





8 febbraio 2008

La sberla



Invece di aggiungere altre parole a questa politica rigonfia di paranoie e congetture, occorre un semplice gesto: una sberla, un’affettuosa ma decisa sberla per questa classe politica che continua a ficcare la testa nella sabbia dei giochi di potere. Sono bastate le elezioni anticipate per scatenare le papille gustative di questi cani di Pavlov. Tutti a sbavare per i primi posti delle liste. Tutti, nessuno escluso. Tutti fulminati sulla via di Roma, sia provenendo da destra che da sinistra. Berlusconi già pregusta il ritorno a Palazzo Chigi annunciando che la prima legge del nuovo governo sarà sulle intercettazioni telefoniche. La sinistra non ha più niente da dire e spera solo di cadere in piedi. A parte le seghe mentali sull’esito del voto, silenzio assoluto. Silenzio sul lavoro, sull’immigrazione, sulla sicurezza, sullo sviluppo, sulla sanità, sulla scuola, sulla politica estera, sulla questione energetica. Silenzio sulla realtà – e quindi sulle persone che sono oppresse da questa realtà. In un paese che precipita nel baratro della crisi il problema numero uno del centrodestra che si prepara a governare è fare la lista unica e trovare una sistemazione per Mastella. Dalla sinistra nessuna autocritica sulle nefandezze commesse dal suo governo. Come se niente fosse. Come se a Napoli fiorisse un giardino profumato e le tasche degli italiani fossero strapiene di soldi. Come se gli operai nella fabbrica Thyssen fossero morti per caso o quella ragazza minorenne stuprata dal branco si fosse inventata tutto. Forse siamo pazzi noi a credere a queste notizie. Forse siamo pazzi a credere ancora a questa classe politica. Di sberle ne abbiamo già prese tante, e siamo ancora qui. Ora tocca ai politici.





5 febbraio 2008

Potere immobile


La coltre di nebbia si è diradata. Ora che Marini ha gettato la spugna, le elezioni sono diventate la sbocco naturale. Il centrodestra corre allegramente incontro ad una vittoria che crede di avere già a portata di mano. Il centrosinistra si lascia trasportare nella sfida elettorale con la speranza, quanto meno, di fare piazza pulita dei suoi elementi più fastidiosi. Ognuno si è già fatto i conti in tasca. Però basta un’ombra a sconvolgere gli equilibri. I confini delle coalizioni sono ancora incerte, specialmente a sinistra, dove le elezioni sono il banco di prova per la leadership di Veltroni e l’occasione per staccare il cordone ombelicale con la sinistra estrema. Ma gli altri partiti dell’Unione? Situazione più definita per il centrodestra, il cui unico cruccio è trovare la giusta sistemazione per Mastella. Tutto il resto è fantapolitica, con i grandi capi che già pensano a dividersi i ministeri. Facile farlo quando la campagna elettorale deve ancora iniziare. Più in là, quando la sinistra avrà recuperato terreno e il centrodestra si sarà impantanato, l’ottimismo di questi giorni sarà solo un pallido ricordo. Come al solito ci saranno editoriali infuocati, attacchi personali, irruzioni mediatiche. Gli ultimi fuochi prima delle ceneri. Ma la forza della casta è restare immobile. Nel 2006 si è persa una grande opportunità per risolvere la profonda crisi del sistema politico formando un governo di unità nazionale per attuare le riforme. Due anni dopo i politici hanno già dimenticato i fallimenti del governo Prodi e della sua smania di potere – oggi, come ieri, restano immobili, pensando ad assicurarsi il potere e, mal che vada, una poltrona. E dopo?





1 febbraio 2008

Video-editoriale: la fregatura!




31 gennaio 2008

La fregatura

Dopo la pugnalata alle spalle con cui Mastella ha dato il colpo di grazia al moribondo governo di Prodi, il centrodestra ha riacquistato una compattezza e una determinazione che aveva perso. Era stato lo stesso Berlusconi a demolire la sua coalizione prima fondando il nuovo partito, il popolo delle libertà, e poi rompendo l’asse con Fini e Casini. Se Atene cioè il centrosinistra piangeva, Sparta, cioè il centrodestra, non versava in condizioni migliori. Poi la fine di Prodi è coincisa con la ripresa del centrodestra dove tutti sono tornati amici come prima. Elezioni subito è la parola d’ordine che mette in riga tutta l’opposizione. Ma la riforma elettorale? Se davvero Marini fallisce e Napolitano scioglie le Camere, è probabile, ma non scontata, la vittoria del centrodestra. Ma questo non conta. Posto che il referendum slitta di un anno, un governo appena eletto non ha gran voglia di cimentarsi nelle riforme perché hanno un alto costo in termini di consenso intero alla maggioranza. In Italia le riforme spaccano i governi e specialmente le riforme elettorali fomentano conflitti, perché vanno a toccare i partiti, che sono il cuore della politica italiana. E’ davvero difficile immaginare un governo che affronti una riforma che entrerà in funzione solo fra due anni – perché nel 2009 ci sono già le europee e nel 2010 le regionali. E allora come si fa a restituire lo scettro ai cittadini con una riforma elettorale maggioritaria o almeno con l’indicazione della preferenza? Questa è la vera incognita che rischia di venire svalutata dalle ambizioni del centrodestra e dallo sbandamento della sinistra.




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