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Ridateci Tito e la Yugoslavia!



Voglia di democrazia e libertà? Zero! E' Tito, l'ultima cariatide del comunismo yugoslavo, che scatena la passione dei Balcani, dalla Slovenia alla Macedonia, e fa gocciolare gli occhi di lacrime nostalgiche. Fioriscono i siti internet (ovviamente con dominio ".yu") per commemorare l'anticaglia del comunismo yugoslavo che imboccò la terza via  solo per stamparsi contro il muro del disastro economico e politico.
Se Tito piace più dell'Europa unita, allora ben venga la Stella Rossa 2.0. E' un business danaroso quello dei cimeli dell'antico regime, perchè qualunque porcata estetica e qualunque bruttura culturale, va bene purché targata Yugoslavia. E' il delirio del feticismo e del gusto per l'orrido. Nel futuro dei Balcani c'è solo la necrofilia. Si stava meglio quando si stava peggio. E' la stessa, perversa legge che vale in Germania orientale dove la Trabant è il mito che spopola tra gli automobilisti e i mattoni del muro di Berlino pesano come oro sulle aste di Ebay. Allora quando scatta la commemorazione di Hitler, Stalin e Mussolini, noti filantropi della società umana? Forse i rumori dei mortai che dilaniano la Bosnia è un'eco troppo lontana per essere ascoltata dalle nuove generazioni. E' la voglia di rifugiarsi nei ricordi del passato con l'ipocrisia di cancellare quelli tragici e trattenere soltanto quelli buoni. Facile, ingenuo, infantile. Tragico.


Pubblicato il 30/1/2008 alle 17.26 nella rubrica Diario.

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