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Potere immobile


La coltre di nebbia si è diradata. Ora che Marini ha gettato la spugna, le elezioni sono diventate la sbocco naturale. Il centrodestra corre allegramente incontro ad una vittoria che crede di avere già a portata di mano. Il centrosinistra si lascia trasportare nella sfida elettorale con la speranza, quanto meno, di fare piazza pulita dei suoi elementi più fastidiosi. Ognuno si è già fatto i conti in tasca. Però basta un’ombra a sconvolgere gli equilibri. I confini delle coalizioni sono ancora incerte, specialmente a sinistra, dove le elezioni sono il banco di prova per la leadership di Veltroni e l’occasione per staccare il cordone ombelicale con la sinistra estrema. Ma gli altri partiti dell’Unione? Situazione più definita per il centrodestra, il cui unico cruccio è trovare la giusta sistemazione per Mastella. Tutto il resto è fantapolitica, con i grandi capi che già pensano a dividersi i ministeri. Facile farlo quando la campagna elettorale deve ancora iniziare. Più in là, quando la sinistra avrà recuperato terreno e il centrodestra si sarà impantanato, l’ottimismo di questi giorni sarà solo un pallido ricordo. Come al solito ci saranno editoriali infuocati, attacchi personali, irruzioni mediatiche. Gli ultimi fuochi prima delle ceneri. Ma la forza della casta è restare immobile. Nel 2006 si è persa una grande opportunità per risolvere la profonda crisi del sistema politico formando un governo di unità nazionale per attuare le riforme. Due anni dopo i politici hanno già dimenticato i fallimenti del governo Prodi e della sua smania di potere – oggi, come ieri, restano immobili, pensando ad assicurarsi il potere e, mal che vada, una poltrona. E dopo?


Pubblicato il 5/2/2008 alle 11.59 nella rubrica Diario.

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