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La sberla



Invece di aggiungere altre parole a questa politica rigonfia di paranoie e congetture, occorre un semplice gesto: una sberla, un’affettuosa ma decisa sberla per questa classe politica che continua a ficcare la testa nella sabbia dei giochi di potere. Sono bastate le elezioni anticipate per scatenare le papille gustative di questi cani di Pavlov. Tutti a sbavare per i primi posti delle liste. Tutti, nessuno escluso. Tutti fulminati sulla via di Roma, sia provenendo da destra che da sinistra. Berlusconi già pregusta il ritorno a Palazzo Chigi annunciando che la prima legge del nuovo governo sarà sulle intercettazioni telefoniche. La sinistra non ha più niente da dire e spera solo di cadere in piedi. A parte le seghe mentali sull’esito del voto, silenzio assoluto. Silenzio sul lavoro, sull’immigrazione, sulla sicurezza, sullo sviluppo, sulla sanità, sulla scuola, sulla politica estera, sulla questione energetica. Silenzio sulla realtà – e quindi sulle persone che sono oppresse da questa realtà. In un paese che precipita nel baratro della crisi il problema numero uno del centrodestra che si prepara a governare è fare la lista unica e trovare una sistemazione per Mastella. Dalla sinistra nessuna autocritica sulle nefandezze commesse dal suo governo. Come se niente fosse. Come se a Napoli fiorisse un giardino profumato e le tasche degli italiani fossero strapiene di soldi. Come se gli operai nella fabbrica Thyssen fossero morti per caso o quella ragazza minorenne stuprata dal branco si fosse inventata tutto. Forse siamo pazzi noi a credere a queste notizie. Forse siamo pazzi a credere ancora a questa classe politica. Di sberle ne abbiamo già prese tante, e siamo ancora qui. Ora tocca ai politici.


Pubblicato il 8/2/2008 alle 10.54 nella rubrica Diario.

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