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La palude e il mare


L’acquitrino e l’acqua. Immagini liquide per esprimere due volti opposti dell’Italia 2008 accomunati da un’incertezza senza via d’uscita. L’esordio della campagna elettorale ha gettato sassi nelle acque reflue dello stagno politico, dove i partiti strisciano alla ricerca dell’alleanza giusta, del compromesso che garantisca il sorriso a tutti o quanto meno non faccia arrabbiare qualcuno. Equilibrismo negoziale per non sentirsi sbattere la porta in faccia e vedere decurtata la dote elettorale. I voti o la vita, come dicono oggi i banditi che derubano i partiti delle loro ricchezze elettorali. Piccole manovre da palude. Tanti schizzi, pochi passi. Fuori, nel mare aperto della vita, scorrono impetuose le paure che praticano un buco più stretto sulla cinghia degli italiani. Mangiare costa, lavorare non paga abbastanza, la pensione è un idolo volato via e anche le apparenti certezze, come la legge sull’aborto, su cui tanti italiani si erano appoggiati come fossero comodi posa braccio ora improvvisamente crollano. Il 14 aprile il mare aperto può riversarsi su questa palude travolgendo i suoi rospi e spazzando via il suo limaccioso fondale. Potrà sopravvivere solo la politica pronta a navigare nel mare aperto della vita, senza i salvagente dei privilegi di casta e senza scialuppe di salvataggio per alzare i tacchi quando arriva la tempesta. I tanti piccoli naviganti che vivono per mare hanno imparato a galleggiare, a nuotare, e qualche volta anche a camminare sulle acque. Le prossime elezioni dovranno essere una selezione naturale – altrimenti anche il mare si ridurrà ad una sterminata palude.


Pubblicato il 25/2/2008 alle 11.59 nella rubrica Diario.

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